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Raccolta sistematica di tutte le edizioni della collana CAI–TCI
É detto nello Statuto, dalle origini a quello attuale, che lo scopo del Club Alpino è quello di far conoscere le montagne e specialmente quelle italiane. Se noi scorriamo le pubblicazioni del C.A.I., dal loro inizio, troviamo in esse tracciata la lunga via che ha percorso il sodalizio per far conoscere le nostre vallate, le nostre montagne, le quali così sortivano a poco a poco dall'ombra per venire a prendere in bell'ordine il loro posto nel magnifico serto che fa da corona alla nostra penisola. Fu un lavoro lungo, paziente, appassionato, al quale si dedicarono diverse generazioni di alpinisti. Alpinisti che, nulla dies sine linea, ogni giorno portarono la loro piccola pietruzza per la costruzione di un grande edificio; erano esse gite nelle valli, escursioni nelle prealpi, poi mano a mano più in sù, verso i colli, le creste, le vette non ancora svelate, descritte e catalogate. Quando poi questo lavoro raggiunse un sufficiente grado di rifinitura da lasciar supporre che quella vallata, o quella intera regione fossero già così ben note nella conformazione, negli itinerari, negli orari da potersene dare con sicurezza una descrizione completa e controllata, allora si fece avanti lo studioso che, raggruppata tutta la materia e ordinatala, compilò la guida. La guida era così la manifestazione ultima della conoscenza di una regione e il suo apparire veniva salutato come la sanzione della conquista che l'uomo aveva fatto di una notevole particella della sua dimora. Si comprende così, come disponendo di molto materiale, dovesse sorgere nel Club Alpino l'idea di coordinarlo, di completarlo e trarne un lavoro organico, avente una impronta nazionale. L'Assemblea dei Delegati del 20 dicembre 1906 su proposta dei Senatori Enrico d'Ovidio e Pippo Vigoni deliberava di intraprendere la compilazione e la pubblicazione di una Guida dei Monti d'Italia, alternandola con il Bollettino e di cominciarne tosto I'effettuazione distribuendo a tutti i Soci del C.A.I. la Guida delle Marittime che il Bobba stava preparando, aggiornando quella del Martelli e Vaccarone. Nel mese di aprile del 1908 veniva distribuito questo primo volume della Guida dei Monti d'Italia, volume che abbracciava la cerchia delle Alpi che corre dal Colle di Tenda fino al Colle della Maddalena o dell'Argentera.
Vi fu «chi osservò come sotto il titolo generale di Guida delle Alpi Italiane mal potessero acconciarsi gli Appennini e i monti delle Isole, apparendo esso ristretto, a rigore di senso, alle catene che cingono, da ovest andando verso nord e poi verso est, il bacino del Po. L'osservazione fu riconosciuta giusta; escluso però quel titolo non era facile ritrovare altro meglio adatto; per via d'eliminazione la scelta in breve si ridusse a Guida delle Montagne Italiane e Guida dei Monti d'Italia. Quale la differenza precisa fra i sinonimi, montagna e monte, non mi fu dato rintracciare sui dizionari; sono di quelle sfumature che si percepiscono un po' a orecchio, più che non si possono analizzare, ma in ogni caso sono forse più finemente sentite tra alpinisti. Ricorrendo così all'uso comune, e rifacendomi a quel modello di descrizione che è nella lettera di Giuseppe Giusti a Pietro Thouar, dove narra una salita al Corno alle Scale, m'è parso di venirne a capo in questo modo, che chi dice "monte" allude di preferenza alle vette, salvo scenderne lungo i fianchi; chi di-ce "montagna" quasi parte con l'immaginazione dal basso e va verso l'alto e abbraccia piuttosto tutta la regione sollevata sulla pianura». «Con questa soluzione i dubbi scomparivano, anche considerando gli intenti della nostra Guida; tuttavia mi credetti in dovere di scrivere a Edmondo De Amicis, invocando a nome del Club Alpino il suo parere; ed egli rispondeva da Bordighera alli 8 febbraio (1908) ... che il titolo migliore era quello di Guida dei Monti d'Italia, e non credeva se ne potesse trovare uno più proprio e più bello» (Giovanni Bobba, R. M. 1908, 221).