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Guida dei Monti d'Italia

Club Alpino Italiano · Touring Club Italiano

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Alpi Marittime

Guida dei Monti d'Italia · 5 varianti documentate

Guida dei Monti d'Italia · Sotto gli auspici della Sede Centrale del Club Alpino Italiano · I Volume - Alpi Marittime - di G. Bobba, edito per cura della sezione di Torino, comprendente: Le Valli della Vermegnana, del Gesso, della Stura, della Roja, della Vesubia e della Tinea, con accenni alle finitime del Colla, del Pesio, del Tanaro, dell'Argentina, dell'Ubaye, ecc., con una carta topografica nella scala di 1/400000, otto carte schematiche, tre panorami e numerose vedute intercalate nel testo, rappresentanti la regione descritta e gli itinerari d'accesso. Pubblicato in aprile 1908, Stamperia Reale di G. B. Paravia e C. - Legato in tela L. 5 (pei Soci del C.A.I., L. 2,50, presso la segreteria della Sezione di Torino). 4 varianti, 1 estratto.

FotoTitoloAnnoAutoriCopertina/TestoEditoreTipografiaNote
Alpi Marittime1908Bobba Giovannibrossura blu/carta bibbiaCAI TorinoStamperia Reale di G. B. Paravia e C.416 pagine - dorso 9 mm - 11,5x17,5 cm
Alpi Marittime1908Bobba Giovannitela rigida blu/carta normaleCAI TorinoStamperia Reale di G. B. Paravia e C.416 pagine - dorso 19 mm - 11,5x17,5 cm
Alpi Marittime1908Bobba Giovannitela rigida blu/carta bibbiaCAI TorinoStamperia Reale di G. B. Paravia e C.416 pagine - dorso 9 mm - 11,5x17,5 cm
Alpi Marittime1908Bobba Giovannitela flessibile blu/carta bibbiaCAI TorinoStamperia Reale di G. B. Paravia e C.416 pagine - dorso 9 mm - 11,5x17,5 cm
Cenni geologici sulle Alpi Marittime1908Sacco Federicoestratto/fascicoloCAI TorinoStamperia Reale di G. B. Paravia e C.6 pagine 11,2x17,4

Rivista Mensile 03-1907 — La Guida delle Alpi Italiane

I soci del C. A. I. hanno appreso dal numero di gennaio u. s. della «Rivista» come, aderendo in massima agli intendimenti delle Sezioni di Roma e di Monza, su proposta del senatore d'Ovidio e del prof. Brentari, vivamente appoggiata dal senatore Vigoni, l'Assemblea dei Delegati a grandissima maggioranza deliberava di alternare la pubblicazione del «Bollettino» rendendolo biennale, con quella di una guida tascabile di una regione montana d'Italia, redatta colla collaborazione di una o più Sezioni, e, cominciando senza indugi, di distribuire di quest'anno a tutti i soci la Guida delle Alpi Marittime, che la Sezione di Torino sta pubblicando nella sua terza edizione.

L'incarico essendo a me affidato, e l'opera già sotto i torchi, parmi cosa acconcia e dovuta il fornire ai colleghi qualche chiarimento sui limiti e sul modo di svolgimento del lavoro, affinchè possano avere un adeguato concetto della innovazione recata alle nostre pubblicazioni e del suo primo sperimento.

Dirò anzitutto che la riproduzione simultanea di tutto l'intero 1º volume della Guida delle Alpi Occidentali (di A. Martelli e L. Vaccarone, 2ª edizione 1889), dal Colle di Tenda alla Valle di Susa (Alpi Marittime e Cozie), fu disegno che si dovette tosto abbandonare, di tanto essendo cresciuta la mole da trovare ostacolo persino nella spesa che oggi sarebbe lecito disporre.

Ho dunque limitato il nuovo volume alle Alpi Marittime strettamente intese, dal Colle di Tenda a quello della Maddalena o dell'Argentera. Le Marittime cominciano, a dire il vero, al Colle di Cadibona, ma sino al giogo di Tenda hanno aspetto proprio, tanto che sono dette Alpi Ligustiche, e il loro studio, mentre esce dal còmpito della Sezione di Torino, vuol essere congiunto a quello della restante parte della cornice ligure. Però la trattazione delle valli orientali è completa, cosi per la Vermenagna che per la Roja, e giunge, al di là delle loro sponde orientali, ai bacini delle valli confinanti da tale banda. Dal lato occidentale, senza arrogarmi di risolvere la vecchia contesa, mi fermo invece al Colle della Maddalena, perchè quivi ha termine per l'alpinista quel sistema di montagne che, per tutti i suoi caratteri, e per le vie d'accesso, e per l'intrecciarsi degli itinerari, e per l'immediata vicinanza col mare, viene da lui considerato come un sol tutto; portare il limite al Colle Longet, secondo l'antica divisione Romana fra Marittime e Cozie, valeva quanto scindere con poco criterio lo studio di quelle valli che s'imperniano al Monviso e che è riservato al volume successivo.

Dopo le recenti, anzi recentissime esplorazioni compiute nella regione, che quasi non hanno lasciato un sol cantuccio ignorato, occorreva rifarsi interamente da capo; la preparazione e la raccolta del materiale si estese cosi a circa settecento tra vette e valichi sulla catena spartimari e sulle sue diramazioni. Ciascuna quota fu raffrontata sulle diverse carte, e di ciascun punto venne fatta ricerca in tutte le pubblicazioni alpine; le citazioni corrispondenti, che sommano a qualche migliaio, furono in seguito coordinate e appurate; quelli tra i colleghi che hanno scritto monografie sopra un gruppo o anche su un monte solo sanno la pazienza lunga e minuta e la difficoltà accresciuta dalla scarsezza o dalla imprecisione e a volte dalla inesattezza dei dati sparsi o fugacemente accennati, che accompagnano questo genere di lavori. Sorvolo su ciò, e vengo al modo col quale è distribuita la materia nella Guida.

Di ciascuna valle viene data la descrizione in modo sobrio, ma completo: paesaggi, fiumi, laghi, grotte, miniere, foreste, paesi, chiese, castelli e rovine; per ciascun centro abitato sono indicate le distanze, gli uffici postali e telegrafici, gli alberghi, i luoghi di cura, il servizio medico e il farmaceutico, e via dicendo; pei rifugi alpini sono esposti tutti i dati sulla loro costruzione e capienza, ed il regolamento in vigore.

Due sistemi sono in uso per l'ordine della descrizione delle punte e dei valichi; l'uno (tipo guide alpinistiche Coolidge e Yeld) li dispone indistintamente seguendo l'ordine in cui sono situati sulle catene; l'altro (tipo guide Martelli, Vaccarone e Bobba) descrive per ogni valle, dapprima nelle escursioni, i bacini principali ed i secondari, dando l'itinerario dei valichi secondo l'ordine geografico (in genere da est a ovest); poi, sotto la rubrica valichi interni, descrive i passi fra vallone e vallone tributari d'una stessa valle; in ultimo, nelle ascensioni, dà le notizie sulle diverse vie d'accesso alle singole vette, sempre seguendo l'ordine in cui sono situate sulle catene principali e man mano sulle loro diramazioni.

Ho creduto bene di continuare nel secondo sistema, tra l'altro, perchè con esso vi è modo di raggruppare le comunicazioni da una valle all'altra, ad es. da paese a paese, e il lettore può compararle e scegliere senza essere obbligato a ricerche complicate.

Di ogni valico e vetta è data l'altimetria delle diverse carte e la nomenclatura comune e quella diversa o più antica; a questo riguardo non discussioni nè decisioni, che non sono nell'ambito di una guida, ma quanto è necessario per togliere dubbi sulla identità del monte. Allo stesso scopo mira la situazione topografica delineata brevemente ma chiaramente; sono montagne, salvo eccezioni non molte, da pochi anni e da pochi percorse e salite, donde il bisogno di porle in rilievo, non fosse altro per fornire dei punti di ritrovo per le successive investigazioni, correzioni e aggiunte; dove poi ne fu il caso si è aggiunto quel cenno geologico o storico sommario che fu possibile ricavare. Seguono poi i diversi itinerari di accesso con le ore di marcia approssimative, coi richiami, colle varianti e colle vie di raccordo; per le vette gli itinerari d'ascensione sono disposti in giro regolare. La descrizione della via e gli apprezzamenti su di essa bastano di per sè stessi a mettere sull'avviso anche il profano sulla facilità maggiore o minore, sulle difficoltà e sui pericoli dell'impresa.

Una parte generale contiene le vie d'accesso dei due versanti, dal lato italiano come dal francese; ferrovie, strade (pei compagni ciclisti ho indicato le loro condizioni), servizi di diligenza e di vetture, distanze, ore e prezzi di trasporto, ecc.; elenchi e tariffe delle guide e altre indicazioni d'indole comune. Se lo spazio non sarà conteso, spero riprodurre il glossario alpino che accompagnava la 2ª edizione, aumentato considerevolmente; in quelle regioni i nomi delle vette e dei colli nella loro sonante eufonia provenzale rispondono alla configurazione o a qualche particolare interessante del terreno, tanto che il conoscerne il significato è di non lieve giovamento.

Quesito non facile fu quello di rendere maneggevole la materia e rapide le ricerche. A questo proposito ho abbandonata la distribuzione a valli contrapposte e reputata migliore quella a versanti: la prima parte abbraccierà dunque il versante Adriatico (Vermenagna, Gesso e Stura), la seconda il Tirreno (Roja, Vesubia e Tinea); su entrambi la descrizione comincia dallo sbocco delle valli, solo che sul territorio francese nel tratto inferiore e meno cospicuo sarà meno diffusa.

L'opera è corredata d'una doppia serie di indici, gli uni schematici, tali da riprodurre l'andamento di ciascuna valle e l'allinearsi successivo dei valichi e delle vette; gli altri alfabetici per i paesi, le vette, i valichi, i ghiacciai, i laghi; un diverso tipo o carattere di stampa segnerà i nomi che corrispondono a vette sullo spartimari da quelle sulle catene secondarie e ne renderà evidente la distribuzione topografica.

Altro problema quello delle carte. Indispensabili per le molte oscurità e le molte lacune di quelle in vigore, le quali per giunta sono per ragioni militari fuori di circolazione; sicchè mentre il prepararle in scala sufficiente e in tempo eccedeva le forze del C. A. I., urgeva tuttavia precisare la topografia e la nomenclatura, assai intricate. Dopo ripetute prove sul formato e sulla scala, si è provveduto nel modo seguente:

Una cartina su ampia scala (1:400.000) a colori, a luce potentemente obliqua, presenterà l'assieme delle grandi catene e la direzione e forma delle grandi valli e il loro combaciarsi irregolare. Il taglio di questa cartina è coordinato a quello delle seguenti sino al Sempione; a opera finita potranno essere stampate in un solo foglio. La sua esecuzione è affidata alla Ditta De Agostini di Roma, ora ben nota per l'ottima prova fatta nella Carta d'Italia edita dal Touring Club Italiano.

Una serie di schizzi schematici riflette poi la zona più importante con tutte le vette, i colli, le strade, i fiumi, i punti di partenza, ecc.; sono al 75.000, salvo alcuni al 25.000 dove l'infittirsi delle quote e dei nomi lo esigeva, e si collegano l'uno all'altro in guisa da comprendere tutta la catena spartimari a partire dal Bego: un quadro d'assieme dimostra il campo compreso in ciascuno e la pagina in cui si trova. Sono disegnati dal cav. Domenico Locchi, uno dei migliori cartografi italiani, collaboratore dell'Istituto De Agostini. Ad eccezione della carta a colori, fuori testo, gli schizzi hanno un campo disegnato delle stesse dimensioni del volume (cm. 18 circa per 14), saranno riprodotti in fototipia e inquadrati nel testo a metà dei fascicoli (lasciando bianco il verso per la migliore riuscita); così non corrono pericolo di aprirsi inopportunamente e di gualcirsi e lacerarsi con noia costante di chi consulta il libro.

Val più uno schizzo geografico rudimentale che non una buona veduta; questa ha il difetto di non collocare mai di acchito lo studioso sul sito, a meno che non si trovi nel luogo dove la veduta fu presa, e lo costringe a calcoli e supposizioni; lo schizzo invece vale quasi come una carta (per gli accidenti del terreno supplisce il testo), e in ogni caso ne è il complemento e la correzione. I divieti militari hanno del resto fatto si che la illustrazione fotografica della regione è scarsa ed incompleta.

Alla veste tipografica provvede la Stamperia Reale di Torino, della Ditta Vigliardi Paravia e C., sotto la direzione e la cura assidua e intelligente del cav. Giuseppe Vigliardi, collega nostro. I caratteri scelti sono elzeviriani, nitidi e di gradevole lettura; per gl'itinerari corpo 8, per le notizie e i cenni attinenti corpo 6; per i paesi e indicazioni relative, carattere strettissimo.

Per raggiungere l'estremo, voluto dall'Assemblea, «del tascabile» si è conservato il formato del III volume, Val d'Aosta (giustezza cm. 9,5 per altezza cm. 15), ma si è adottata, senza riguardo alla spesa maggiore, la carta tipo Oxford, di puro lino, leggera e fortissima, sottile a segno che il volume invece dello spessore di quasi cm. 3 e del peso di oltre grammi 300, riuscirà di spessore minore a 1 cm. e di peso non superiore a grammi 150. Cosi, pur contenendo un duemila itinerari, potrà essere compagno inseparabile anche dell'alpinista più sollecito nello sbarazzarsi dagli impedimenti.

Le bozze sono comunicate alle Sezioni locali e a quanti hanno maggiore competenza; così Cuneo, Genova, benemerita tra le italiane per studi e lavori, Nizza (C. A. F.), alla quale devonsi la conoscenza minuta che in questi ultimi tempi si è acquistata della regione, e importantissimi scritti, per l'impulso tenace e oculato del collega cav. Vittorio di Cessole, e il Comando del 2º Alpini concorrono unendo le loro forze a quelle della Sezione di Torino. E questo è per me il migliore affidamento di non smarrire la meta e di toccare quella perfezione, almeno relativa, che è la dote più agognata.

Tali le linee generali sulle quali ho tentato di fornire ai colleghi un'opera che appaghi a un tempo quanti si accontentano di percorrere il fondo delle valli e si appagano di valichi facili e frequentati e di punti panoramici di agevole accesso, e quanti vanno ricercando corse ardue e luoghi poco conosciuti; una guida pel turista o un manuale per l'arrampicatore puro fallirebbero allo scopo, dato il numero e il vario modo di sentire e di camminare dei soci del C. A. I.; un equo temperamento fra l'una e l'altro, ben inteso con preponderanza dell'elemento alpinistico, che non può essere trascurato in menoma parte, mi ha mantenuto con tutti i miglioramenti fattibili, nelle tradizioni della Guida delle Alpi Occidentali, la quale, sorta in tempi di scarse nozioni, andò man mano evolvendosi fino a quel III volume della Valle d'Aosta, che fu benignamente accolto.

Che l'opera riesca pari a tanta ambizione è cosa che non oso neppure sperare; troppa è la difficoltà: certo ne ho nutrito ardente desiderio sino dal primo anno che vi ho dedicato tutto il mio tempo; chè tra le nostre Alpi belle, queste, meno frequentate, sono tuttavia ricche di valli ridenti, di ardite e difficili vette, di laghi vasti e solitari; offrono poi contrasti che in nessun'altra regione si trovano così forti e rapidi tra la zona dell'olivo e quella del pino, e panorami immensi che vanno dalle Apuane e dalla Corsica e dal litorale tirreno sino alle Graie e alle Pennine.

GIOVANNI BOBBA (Sezione di Torino). · Rivista mensile 1907 n° 3